Quello che ti muore dentro

Alle volte è come un alito di vento, qualcosa che arriva e sparisce velocemente, apparentemente senza lasciare danni, anche se non è mai così per davvero.

Altre volte, invece, è un vero cazzotto, di quelli che fanno molto male, che ti piegano in due.

Allo stomaco, al cuore, o una fitta lancinante nella testa, è un qualcosa che ti fa credere che anche tu sei morto, in quello stesso preciso momento, e in tutti i momenti che verranno dopo.

Magari sembra che passi, ma è un’illusione, ma non ti abbandona mai veramente.

I danni che hai dentro non si aggiustano mai facilmente.

Puoi cercare di nasconderli, di seppellirli in qualche angolo della tua anima, ma spesso sono ferite insanabili che ritornano a galla inesorabili, a ricordarti il dolore.

Puoi cercare di proteggerti, ma è lo spirito di sopravvivenza che cerca di venir fuori, e se sei particolarmente bravo allora diventi “quello la”, a cui tutto scivola addosso, e tiri avanti.

Quando però sei da solo, torni quello che sei, con tutto il tuo dolore.

Anatomia di un anno sprecato inutilmente

Un anno alla ricerca di un lavoro, un anno perso.

Nel novembre 2011 mi sono licenziato con giusta causa dal provider di Reggio Emilia per cui lavoravo dal 2006. Un lavoro fino a pochi mesi prima estremamente appagante, ricco di stimoli e spunti di crescita.

Purtroppo le cose sono peggiorate in fretta, per via di un’amministratore che definirlo “fantasioso” è un eufemismo. Troppe promesse mancate, troppi stipendi arretrati da ricevere, praticamente inesistenti le possibilità di recuperarli.

Alla fine è stata una scelta obbligata.

Amici e colleghi mi incoraggiavano: con la mia esperienza, la mia professionalità e mettici pure quel poco di notorietà che godo in rete, non avrei fatto troppa fatica a trovare un’alternativa.

Invece no. Continua a leggere Anatomia di un anno sprecato inutilmente

Parole e ritmo

Muoviti veloce, snello. O snella. Pensa alle cascate, pensa ai santoni che piegano un corpo di cento anni con lo yoga. Pensa a una danza indi.

Pensa all’acqua di un ruscello: la scrittura è uguale. La mente non ha bisogno di gabbie per creare, non ha bisogno di diavoli con il forcone. Non ha bisogno di scudisciate. Ha bisogno, semmai, di ritmo.

Tratto da una pagina che vale la pena di leggere: Scrittura, pensieri sparsi.