La morte nella stanza

Oggi ho rivisto la morte.

Non mi riguardava direttamente, ma era li, in un letto di ospedale, in un povero vecchio tutto grinze e letto antidecubito d’ordinanza.

Stavo accompagnando un amico che doveva essere ricoverato, proprio in quella stanza, e quando siamo entrati l’aria era già pesante.

Lui era li, solo, grigio in pelle, quel grigiore inconfondibile, con le mani e le labbra giù scure.

Siamo entrati con i barrellieri ed un infermiere, ma tutti pensavano al nuovo arrivato.

Io stavo quasi per fare un cenno all’infermiere, giusto per fargli notare che, quel paziente, di pazienza ne aveva già avuta fin troppa.

L’infermiere per un attimo mi ha preceduto, l’occhio gli è caduto su quel povero vecchio ed ha pensato che doveva inventarsi qualcosa. Non per quel povero vecchio, che ormai poverino non aveva più bisogno di nulla, ma per se stesso, per la sua categoria e un pochino per noi, involontari spettatori.

Così è cominciata una specie di farsa, quasi comica. Fatta di tentativi di rianimazione assolutamente poco convincenti su quello che era palesemente non rianimabile. Massaggio cardiaco, respirazione assistita, carrelli di emergenza che entravano e uscivano.

Dovevano essere fatti, non ne dubito.

Il poverino non aveva parenti accanto, nessuno che gli fosse vicino a stringergli una mano quando è morto per davvero.

Era da solo, in quella stanza di ospedale, è morto senza che nessuno se ne accorgesse.

Pubblicato da

Roberto Rota

Nasco fotografo, e lo faccio diventare un lavoro. In tarda età mi appassiono di informatica e networking, che prendono il sopravvento anche professionalmente. Ora mi occupo prevalentemente di consulenza e assistenza su WordPress, progetti web e comunicazione in rete.

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