Neve, blackout e incremento demografico

Neve e blackout a Vignola

Ieri, Venerdì, mi sono svegliato molto presto, cosa che in generale mi mette di cattivo umore.

Tanta neve da spalare, e il bimbo da andare a prendere dalla madre per portarlo a scuola.

Cosa non si fa per i bimbi.

Svegliarsi presto e spalare neve, imprecando come se servisse a scaldarsi. Poi ci si mette pure il Comune di Vignola, che avvisa della chiusura delle scuole per neve solo alle 7:40, l’incazzatura è assicurata.

Un pochino prima no, eh?

Penso a quelli che l’annuncio lo hanno ricevuto quando ormai erano già davanti al portone chiuso della scuola. Non mi consola, ma immagino che quelli erano decisamente molto più incazzati di me.

Più o meno alle 11 va via la luce.

Un blackout temporaneo, pensano tutti, dovuto al maltempo, per poi scoprire che anche molti dei paesi vicino sono nella stessa situazione, che la neve ha causato un guasto serio da qualche parte nella vallata, e che ci vorrà parecchio tempo per ripristinarlo.

Definiamo parecchio tempo, per cortesia. Decine di minuti? Un’ora? Qualche ora? Giorni?

Pessimismo e catastrofismo, mescolati alle imprecazioni di rito, si impadroniscono presto dei social, unico mezzo di comunicazione funzionante.

Tempo un’oretta, anche i social sono inutilizzabili. Il blackout si estende anche alla rete mobile, impossibile chiamare e collegarsi a Internet.

Poco male, ho tanto da scrivere e l’iPad non teme il blackout, ma dopo poco la casa comincia a diventare fredda, e scrivere con le dita gelate viene male.

Aumento gli strati di imbacuccamento, che sembro l’omino Michelin, e sacrifico un paio di vecchi guanti di lana tagliando le punte alle quattro dita che mi servono per scrivere.

Mi vien da pensare che forse, in altri appartamenti, per vincere il freddo vengano in mente altre soluzioni. Quelle che a me, nel mio appartamentino da single, è meglio che non mi vengano. Quelle che poi fanno dire che, quando non c’era la corrente elettrica nelle case, si facevano più figli.

La teoria dell’incremento demografico durante i blackout.

Passano le ore, ed il silenzio delle notifiche social diventa assordante.

È un silenzio a cui non sei abituato. Io cerco spesso il silenzio per concentrarmi, quando devo scrivere, ma il silenzio prolungato di un blackout è un’altra cosa, è quasi fastidioso.

Nel silenzio più totale, senti dei rumori che non immaginavi di poter mai sentire.

Finalmente, dopo più di sette ore e non so quante madonne, le luci si riaccendono, ed il frigorifero ricomincia con il suo fastidioso ronzio, quello che lo fai smettere solo con un paio di cazzotti ben assestati.

Finalmente riconosco il familiare ronzio della caldaia, lo scroscio leggero dell’acqua calda che scorre nei tubi, tutti quei rumori che normalmente non senti per abitudine.

Anche quelli che normalmente detesti, come le notifiche sullo smarphone, ridanno sicurezza.

Mi segno la data nel calendario di Google, tra nove mesi verificherò la teoria dell’incremento demografico di cui sopra.

Pubblicato da

Roberto Rota

Nasco fotografo, e lo faccio diventare un lavoro. In tarda età mi appassiono di informatica e networking, che prendono il sopravvento anche professionalmente. Ora mi occupo prevalentemente di consulenza e assistenza su WordPress, progetti web e comunicazione in rete.

2 pensieri su “Neve, blackout e incremento demografico”

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