Anatomia di un anno sprecato inutilmente

Un anno alla ricerca di un lavoro, un anno perso.

Nel novembre 2011 mi sono licenziato con giusta causa dal provider di Reggio Emilia per cui lavoravo dal 2006. Un lavoro fino a pochi mesi prima estremamente appagante, ricco di stimoli e spunti di crescita.

Purtroppo le cose sono peggiorate in fretta, per via di un’amministratore che definirlo “fantasioso” è un eufemismo. Troppe promesse mancate, troppi stipendi arretrati da ricevere, praticamente inesistenti le possibilità di recuperarli.

Alla fine è stata una scelta obbligata.

Amici e colleghi mi incoraggiavano: con la mia esperienza, la mia professionalità e mettici pure quel poco di notorietà che godo in rete, non avrei fatto troppa fatica a trovare un’alternativa.

Invece no.

Vuoi la crisi che mordeva tutti ai polpacci, vuoi la mia non più tenera età, in un anno ho realizzato qualche mese per un progetto a termine, e più di 200 colloqui a vuoto.

“La sua figura è esattamente quello che ci serve in azienda, ma al momento non possiamo assumere nessuno.”

“Le proponiamo una collaborazione a partita iva, 8 ore in ufficio da noi per 1.500 Euro al mese.”

“Grazie, le faremo sapere.”

Dopo un anno inutile di stress e delusioni, e complicazioni di ogni genere, ho deciso che era meglio giocare diversamente le mie carte, e all’inizio del 2013 mi sono messo in proprio come libero professionista.

Con il senno di poi, ho un unico rimpianto: non averlo fatto prima.

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