Ucraina, oggi.

Crisi in Ucraina oggi, vista nel 2007

Non so se avrò mai occasione di tornare in Ucraina, la composizione geografica familiare è mutata parecchio, ma le crisi familiari non sono nulla in confronto a quanto sta subendo quel popolo.

Certo tornerei volentieri, pure da solo, ed hai visto mai…

La crisi attuale in Ucraina mi ha fatto ripensare ad una foto che avevo fatto a Truskavets, nel 2007, la prima volta che ci sono andato.

Patriottismi ed Europeismi

Venditrici ambulanti di latte e formaggi a Truskavets, Ucraina, 2009.

Conosco un quarantenne, ucraino ma residente in Italia da parecchi anni, un gran lavoratore.

Da qualche settimana è tornato in Ucraina, si è preso tutte le ferie dal lavoro per poter essere con i suoi amici, in piazza a Kiev.

I media ne parlano poco, ma gli scontri continuano. Polizia ed esercito non usano di certo mezze misure, per fermare la protesta, sui social network tantissime testimonianze.

È passato a salutarmi, prima di partire, e mi ha salutato come se avesse paura di non riuscire a tornare.

Gli ho detto che lo ammiravo, ed ero sincero.

Foto: venditrici ambulanti di latte e formaggi freschi a Truskavets, Ucraina. 2009.

Bikers d’Ucraina

Momento di relax - Motociclisti a Truskavets - Motoraduno in Ucraina

Nel mio soggiorno settembrino a Truskavets sono incappato pure in un motoraduno. Una piacevole sorpresa, visto che mi chiedevo come facessero i motociclisti a godersi le due ruote con le strade che si ritrovano, almeno in provincia.

Tanti club stile “Sons of Anarchy”, gemellaggi, musica e naturalmente birra come se piovesse. In realtà piovigginava pure, ma questo non era certo un problema.

Ho scattato un po’ di foto, che ho pubblicato qui assieme a qualche commento: Motociclisti in Ucraina.

Il Miele dell’Est

Miele artigianale proveniente dal mercato di Truskavets, Ucraina

Dopo un mese passato in un paese con abitudini, odori e sapori molto lontani dai nostri, è inevitabile cominciare a sentire la mancanza di qualcosa.

Stamattina ho addolcito il caffè con il miele, una piacevole abitudine che ho iniziato in questo mese in Ucraina.

Ovviamente ho usato il miele che ho portato dall’Ucraina, comprato al mercato di Truskavets, e fatto rigorosamente (così mi hanno detto almeno…) in modo artigianale. Dove stavo, avevo a disposizione parecchie varietà di miele, qui ho potuto portarne solo due o tre, ed in quantità limitata.

È un miele denso, torbido, non così raffinato come il miele più o meno industriale a cui siamo abituati, dal sapore deciso.

Questa sarà sicuramente una delle cose che mi mancheranno di più.

Va detto che comprare prodotti alimentari artigianali dal primo che capita in Ucraina (come in tanti mercati qui da noi del resto) può riservare spiacevoli sorprese, e la cattiva qualità potrebbe essere solo il  male minore. Meglio se si conosce il venditore, che nel mio caso era amico dei miei ospiti ucraini.

Il rotolo senza il buco

Carta igienica economica, ecologica, e senza il classico bucoUna delle cose che mi ha colpito qui in Ucraina è la carta igienica versione economica. L’aspetto e la grafica portano subito a pensare che sia quella in uso durante il passato regime sovietico, e mai cambiata.

Magari c’è (o c’era) anche da noi, io non ricordo d’averla mai vista. Nonostante non sia più un fanciullo, nella mia memoria solo rotoli col buco.

C’è anche quella che conosciamo noi, profumata e delicata, ma costa un botto. Praticamente costa come da noi, solo che gli stipendi medi sono la decima parte dei nostri. Una cosa per pochi, o da tirar fuori quando arrivano ospiti importanti, come il servizio di piatti e bicchieri della festa.

Non è profumata, o meglio profuma di carta riciclata di bassa qualità, non è troppo delicata, chi ha il culetto più delicato potrebbe rimanerci male.

Non ha nessun buco in mezzo, il rotolo viene sfruttato tutto, e nessun tubo di cartone per arrotolare la carta, che aumenta solo il prezzo al consumatore e che poi finirebbe solo a far crescere le discariche.

Economica ed ecologica, che tanto deve solo finire dentro il cesso…

Kushaj na sdorovie!

Piccolo disguido in terra straniera, tra qualche ora tocca finire sotto i ferri per un piccolo intervento ambulatoriale, solo che qui gli ambulatori mettono a disagio se non ci sei abituato.
Stasera qualche bicchierino di vodka in più, giusto per non pensarci troppo.

Bizzarro come funziona qui.

Vai dallo specialista del caso, che decide se intervenire o meno, poi ti fornisce un elenco dei famaci, anestesia compresa se serve, che devi andarti a comprare per conto tuo in farmacia, e che porterai con te il giorno dell’intervento, o del ricovero, a seconda.

Una visita specialistica costa dai 7 ai 15 Euri.
Una TAC alla testa costa 8,50 Euro e te la sbrighi in un’ora, dalla prenotazione alla consegna degli esiti, giusto il tempo di bersi una birra.

Poi c’è il problema della lingua, e voglio proprio vedere come faranno a dirmi fai questo e quello. Inglese non lo parla quasi nessuno, italiano meno che meno, a parte quei rari che sono venuti a lavorare da noi e poi per qualche motivo sono tornati indietro.

Lo specialista nel mio caso ha l’aria di quel bravo dottore di campagna, un bel paio di baffoni grigi, alla “Peppone e Don Camillo”. Più Peppone che Don Camillo. Non mi avrebbe stupito vedere nel suo studio i ritratti dei vari Lenin, Stalin e compagnia bella.

L’intervento in se non mi preoccupa più di tanto, la struttura in cui me lo faranno un pochetto di più. All’esterno sembra un grigio palazzone stile KGB, e all’interno idem.

Solo la parte degli ambulatori è un pochino meno grigia, ma non per questo più rassicurante. Ecco un particolare.

Particolare ambulatorio ucraino

Dovrei esser di nuovo a casa per sera.

Se non ci si rilegge tra un paio di giorni, non dico che dovete cominciare a preoccuparvi, magari cominciate a considerarmi come uno dei tanti “dispersi all’est”. Non vi mettete a litigare per i miei beni, che tanto non ne ho…

I randagi dell’Ucraina

Il problema dei cani randagi in Ucraina

Quello dei cani randagi, in Ucraina, è un problema serio, o almeno lo è agli occhi di un occidentale, non abituato a vederne tanti, tutti assieme.

Sono davvero tanti, quasi tutti di taglia grande, e girano quasi sempre in branchi. Il capo lo si individua facilmente, è quello con più cicatrici, si muove sempre a testa alta, e tutti gli girano attorno e lo seguono con fare rispettoso.

Girano ovunque, tra i monumenti, nei parchi pubblici e tra i tavolini dei bar. Nelle ore più calde delle giornate di sole, li trovi a dormicchiare un po’ ovunque, basta ci sia un po’ d’ombra, sotto un albero o dietro un muretto. I parchi cittadini e le case abbandonate sono le loro tane preferite.

Non hanno alcun timore reverenziale nei confronti degli uomini e delle automobili, e apparentemente non mostrano alcun problema di convivenza, o particolari segni di aggressività. Anche gli umani sembrano conviverci tranquillamente.

Ora non so se la campagna contro questi randagi, attuata per gli europei di calcio e che tante polemiche ha suscitato, sia arrivata fin qui a Truskavets, un centinaio di chilometri da Liviv (Leopoli), in caso positivo ne sono rimasti comunque ancora parecchi in circolazione.

Li avevo notati anche durante i miei precedenti soggiorni in questa cittadina termale, ma mi avevano detto di considerarli una cosa normale, e di non preoccuparmi, non mi avrebbero dato noia, e così è stato. Certo ora con un bambino la faccenda cambia, sono preoccupato che non gli succeda nulla e che non prenda paura, sarebbe un peccato crescesse con la paura dei cani.

Nonostante i nostri discorsi rassicuranti lui si spaventa lo stesso, specie con quelli più grandi, e comunque non li facciamo avvicinare per sicurezza, anche igienica, viste le ferite spesso ancora fresche e le condizioni in cui vivono.

I momenti in cui fanno davvero impressione è quando si affrontano tra bande. Si rincorrono aggressivi, con un ringhiare decisamente poco rassicurante, sfrecciando in mezzo ai passanti. Non è raro trovarne qualcuno con segni evidenti di morsi, anche recenti.

In questi giorni, come nelle mie visite precedenti, non ho mai visto alcun trattamento di crudeltà, specie da parte delle autorità, verso questi randagi.

Welcome (back) to Ukraine

Ristorante ucraino

Impressioni di primo pelo appena ritornati in Ucraina, dopo un anno dall’ultima visita.

Il frigo è vuoto, andiamo a fare la spesa, primo passaggio al mercato rionale. Molto cambiato dall’ultima volta, più pulito e quasi ordinato, i prezzi sono aumentati ma le cose locali si comprano ancora a buon mercato. Frutta e verdura hanno un aspetto (e un sapore) che da noi ce li sogniamo.

Poi tocca al supermercato, per tutte quelle cose da grande distribuzione, che in teoria nel mercatino costano di più. Qui i prezzi sono praticamente come da noi, la differenza è minima. Trovi tutte le principali marche occidentali, ma anche i prezzi sono occidentali.

Come fanno con gli stipendi medi che sono un sesto dei nostri? Ce lo chiediamo, ma non possiamo fare a meno di notare che il supermercato è pieno e la gente compra.

Stranamente, mangiare fuori costa ancora molto poco. Anche qui i prezzi sono cresciuti, ma in modo molto contenuto, a patto di conoscere i ristoranti. Con 20 Euri riusciamo a mangiare in tre, a sazietà, senza limitazioni nel bere.

Ultimo pensiero per la birra. Quella locale, che viene spinata nella maggior parte dei bar e ristoranti, è superlativa. Ce ne sono mille varianti, ma la bionda classica alla spina non teme paragoni con le birre occidentali. Anzi, potrebbe avere un gran successo da noi, a patto che non la rovinino spinandola come fanno le nostre birrerie, per guadagnarci ulteriormente.

Da bere accompagnata con snack di pesce affumicato, la morte sua…